La nuova mediocrità

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  • Articolo pubblicato:16 Novembre 2014
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Benvenuti alla “nuova mediocrità” altro non è che la nuova normalità. Quanto meno stando a Christine Lagarde, direttrice del fondo monetario internazionale, che poche settimane fa ha coniato questa nuova definizione. Si riferiva. naturalmente, all’economia globale. Tuttavia le sue parole, pronunciate presso la School of foreign service della Georgetown University hanno avuto un impatto che è andato oltre i confini della scuola e del mondo degli economisti, sino ad approdare sull’universo di Twitter. Capita di rado di trovare dei nessi tra le teorie macroeconomiche e le minuzie della vita di tutti i giorni, eppure l’espressione della signora Lagarde può essere ampliamente applicata ad esse. Ad un tratto quel diffuso malessere e quella mancanza di ispirazione di cui tutti si lamentano hanno un nome. Prendiamo, ad esempio. la moda. Come spiegare quel senso di déjà vu che ho provato durante le sfilate dell’ultima stagione di pret-à-porter di fronte a un succedersi di “tributi” e “reinterpretazioni” dei vestitini rock chick degli anni Settanta, dei pantaloni a zampa larga, delle giacche strutturate dalle vistose spalline degli anni Ottanta e degli abiti di ragazze emancipate degli anni Venti-che mi hanno indotto a riflettere sulla penuria di idee innovative tra stilisti di così grande talento? La spiegazione sta nella nuova mediocrità. E come il “normcore”, che suggerisce di indossare abiti banali e generici, è inspiegabilmente riuscito a elevarsi allo stato di fenomeno anziché essere messo aTlla berlina e considerato uno stile basato su “cose-normali-che-tutti-abbiamo-nell’armadio” (quale in effetti è)? E’ la nuova mediocrità. Considerando che il principio fondante della moda sta nell’identificare quell’effimero stato della cultura e della società noto come Zeitgeist e riproporne al mondo l’immagine in versione sartoriale, tutto ciò sembra suggerire che il fenomeno a cui stiamo assistendo è indice di una realtà di più ampio respiro. Lo dimostra il fatto che una volta che si inizia a pensare in termini di nuova mediocrità, la si coglie ovunque. La caduta in borsa di Twitter, avvenuta quando gli investitori iniziavano a preoccuparsi dei rendimenti deludenti e dello scarso aumento degli utenti? Tutta colpa della nuova mediocrità! Quando sfogliate il vostro Kindle o vi trovate in una libreria, avete forse la sensazione di essere circondati da nuove trilogie distopiche, o basate su eroine irriducibili, o di genere porno soft che vi inducono a domandarvi:<>. E’ la nuova mediocrità. Quell’indignazione che ci assale quando scorrendo attentamente l’elenco dei film in programma nelle sale siamo obbligati a dover scegliere tra film d’azione basati su uomini più che maturi-a meno di non voler attraversare la città per raggiungere l’unico cinema indipendente? E’ la nuova mediocrità. Quanto ho scritto sin qui è una mera generalizzazione: naturalmente anche nelle tenebre esistono punti di luce e di speranza( come dimostrano ad esempio House of Cards e True Detective). Tuttavia si tratta di eccezioni che saltano agli occhi. Come siamo arrivati a questo punto? Tutta questa mediocrità culturale e politica è collegata probabilmente alla mediocrità economica a cui fa riferimento la signora Lagarde, il buon senso suggerisce infatti che quando l’economia stenta sia le imprese (creative e non) che gli individui tendono ad adottare un comportamento cauto, prediligendo agli stravolgimenti radicali un cambiamento progressivo e misurate rivisitazioni di ciò che in passato ha dimostrato di funzionare. Quando tutto va male l’unica via è quella di correre qualche rischio e stupire le persone nella speranza di risvegliare in loro la consapevolezza (o il desiderio di fare acquisti, offrendo loro qualcosa di inedito). Nell’attuale stato di incertezza riguardo al futuro dei mercati, la familiarità di una Birkenstock rivestita di pelo ci dà sicurezza, per quanto possa apparire ridicola. Nel caso della creatività, ma non solo, tutto ciò viene esacerbato dalla convinzione che per solleticare l’interesse del consumatore basti sommergerlo con una valanga infinite di cose nuove. Il che impedisce alle persone creative di trovare il tempo necessario ad inventare qualcosa di realmente nuovo, e le obbliga-a riconvertire invece cose vecchie nel tentativo di farle passare per nuove.

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