Continuamente a noi l’ansia vitale dalle terrene valli sale e sale, ansia selvaggia, ebrezza in mille voci, fumo sanguigno di banchetti atroci, spasmodici piaceri senza fine, mani usuraie, supplici, assassine; l’umano sciame, in cupidigia e noia, un lezzo afoso e fracido vapora e, spirando il suo ardore e la sua foia, se stesso inghiotte e rece e ridivora, e cova guerre e arti, e d’illusioni adorna il lupanare tutto brace, e gozzoviglia e fornica vorace nel vivido piacer dei baracconi, mondo infantil che per ognun dall’onda sorge e ognun nel fango risprofonda.
Ma noi per contro c’incontrammo al gelo dell’etere dagli astri folgorato; non i giorni, non l’ore ci fan velo: siam uomo? donna? vecchio o neonato? Le vostre angosce, le ansie e i peccati, dell’assassin le sensuali ebbrezze noi contempliamo dalle nostre altezze come i soli rotanti e illimitati. Muti approviamo il fremer della vita, muti assistendo delle stelle al gioco beviamo l’aura fredda e infinita e siam affini al celeste fuoco.
GLI IMMORTALI. HERMANN HESSE