Un’estemporanea

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  • Articolo pubblicato:1 Dicembre 2021
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Un circo colorato invade un posto, il quale si è candidato con una promessa adrenalinica: di soldi e classifica. Questo circo itinerante poggia i cavalletti, le tele e le speranze di riuscita in un angolo. C’è competizione, la concentrazione allarga le distanze tra persone nelle ore dedicate al concorso pittorico, c’è un inizio e c’è una fine che non coincide sempre con la riuscita di un quadro, l’esperienza, la tecnica affinata, gli escamotage furbeschi per rendere il proprio lavoro selezionabile, riducono il tempo d’esecuzione. L’idea di un quadro viene dettata dal regolamento, ma il solito paesaggio con pennellate suadenti ed una cornice dai colori e misure vistose creano una suggestionabilità, poco incline al rifiuto ad opera dei giudici. Non esiste una discussione su un qualcosa che viene definito insindacabile; quindi discutere sul gusto della giuria valutante, diventa tautologia. Si accetta con rassegnazione, quando il risultato è avverso o si sviluppa una riconoscenza alle competenze giudicanti, quando il risultato ci premia. Simboleggia l’immagine della “gavetta’’ di quelle esperienze formanti, attraverso le delusioni e le fatiche, quelle regole progressive che la vedono come una fase preparativa e spogliata dal sospetto: di privilegio o scorciatoia. Un passo dovuto per lasciare una traccia, un’impronta di serietà o un vestito per coprire la vergogna, per dei sospetti di irregolarità, allineati al montepremi; Il procedere in un direzione, al di là dalla pesantezza di queste considerazioni e dare all’esperienza, il tono leggero e la direzione, come una pennellata risolutiva e sicura che accende un quadro.

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